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mercoledì 13 novembre 2019

Rinascimento e Dominazione Spagnola

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Nel 1449 Cremona passò a Venezia senza alcuna guerra per un accordo stipulato, a danno di Milano, dal Re di Francia Luigi XII e dai Veneziani, ma nel 1509, in seguito alla sconfitta ad Agnadello del suo esercito, Venezia dovette abbandonare Cremona che venne nuovamente aggregata al Ducato di Milano.
Dolorosi e travagliati furono gli anni fra il 1509 ed il 1535 per la città e per l'intera Italia del nord. Francia e Spagna si contendevano il predominio in Italia e quegli anni di guerra significarono violenze, saccheggi, epidemie e tasse sempre più gravose imposte di volta in volta da ogni occupante.

La città e il contado si erano impoveriti, i traffici e i commerci erano stagnanti e la popolazione calava di numero, ma, non appena tornò la pace nel 1535 con l'affermazione della Spagna, l'economia gradatamente rifiorì e nel Cinquecento Cremona divenne la seconda città del Ducato di Milano: ricca e fiorente, contava una popolazione di circa 37000 abitanti e l'attività prevalente era quella tessile, florida fin dal Medioevo.

Nel 1585 venne pubblicata a Cremona l'opera "Cremona fedelissima" di Antonio Campi, prima storia di Cremona in lingua volgare, ricca di informazioni storiche, artistiche e letterarie che consente la ricostruzione del panorama culturale cittadino dalle origini al 1585.
Antonio Campi apparteneva ad una famiglia di grandi pittori: il padre Galeazzo, i fratelli Giulio e Vincenzo, nonché lo stesso Antonio, lasciarono un'impronta fondamentale nella cultura artistica locale con opere oggi visibili nelle chiese cittadine e conservate al Museo Civico "Ala Ponzone".

Nella sua "Cremona fedelissima" Antonio Campi ricorda inoltre gli artisti operanti a Cremona tra il Quattrocento e il Cinquecento: pittori, scultori e architetti, oltre che uomini di scienza quali il medico Realdo Colombo, studioso di anatomia, e il versatile Janello Torriani, costruttore di orologi, automi e meccanismi straordinari, che fu alla corte dell'Imperatore Carlo V e di suo figlio Filippo II.
Nel 1630 l'epidemia di peste resa celebre da Alessandro Manzoni colpì anche Cremona con conseguenze catastrofiche che portarono la ricca e florida città del Cinquecento ad una pesantissima crisi economica, sia nell'agricoltura che nei commerci, e allo spopolamento della città; mentre le altre città del Ducato di Milano si ripopolarono abbastanza rapidamente, Cremona, entrata in una crisi irreversibile, dovette attendere circa due secoli per raggiungere il livello demografico precedente.
Eppure nel corso del XVI e XVII secolo Cremona si distinse per l'attività musicale e per la produzione liutaria che portò alla creazione degli strumenti ad arco.

I liutai cremonesi raggiunsero risultati tecnici eccellenti che li resero famosi nel mondo: il primo che si distinse nel secolo XVI fu Andrea Amati, capostipite di una famiglia di celebri liutai. Suo nipote Nicolò fu probabile maestro dei capostipiti di due altre grandi famiglie, i Guarneri e gli Stradivari i cui componeneti operarono nel Seicento e nella prima metà del Settecento. Tra essi due ottennero una straordinaria fama: Antonio Stradivari, i cui strumenti sono considerati i più grandi capolavori liutari di tutti i tempi, e Giuseppe Guarneri detto del Gesù.

Alcuni dei loro strumenti sono conservati nella Civica Collezione "Gli Archi di Palazzo Comunale". Cremonese fu anche il compositore Claudio Monteverdi che lavorò per la corte dei Gonzaga a Mantova, per la Cappella di S. Marco a Venezia, ed è considerato l'inventore del melodramma.
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