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giovedì 14 novembre 2019

Antonio Stradivari

tra i più importanti liutai del mondo

Antonio Stradivari
Antonio Stradivari (Cremona, 1644 – Cremona, 18 dicembre 1737) è stato uno tra i più importanti liutai del mondo.
Non ci sono notizie certe sulla nascita di Stradivari, salvo il nome del padre, Alessandro, e la data approssimativa, situata tra il 1644 e il 1649; che sia nato a Cremona è una certezza e nelle etichette si riportava Cremonensis. Senza dubbio la madre non può essere identificata con la tradizionale Anna Moroni in quanto questa era sposa di un Alessandro Stradivari morto nel 1630, ben prima della nascita di Antonio.
Un violino riporta l'etichetta Antonius Stradivarius Cremonensis Alumnus Nicolaij Amati, Faciebat Anno 1666, unica testimonianza di un discepolato presso l'illustre liutaio cremonese Nicola Amati.
Il violino e la pertinenza dell'etichetta sono state oggetto di discussione; a favore dell'autenticità si sono espressi Alfred e Athur Hill, in Antonio Stradivari: His Life and Work, un testo del 1902 considerato ancora di primaria autorevolezza, e più recentemente Simone Fernando Sacconi e Charles Beare. Tuttavia, lo stesso Beare, considerando il fatto che i violini dell'anno seguente già contengono il cartiglio standard che egli appose per il resto della vita: Antonius Stradivarius Cremonensis Faciebat Anno..., senza il riferimento ad Amati, si chiede se non si possa ipotizzare una dichiarazione mendace dello Stradivari, che l'Amati avrebbe imposto di correggere.

Dai registri della parrocchia di S. Agata, sappiamo che Stradivari si stabilì in quel quartiere di Cremona nel 1667, anno nel quale sposò la sua prima moglie, Francesca Ferraboschi. In quella casa nacquero i primi sei figli della coppia, tra i quali Francesco e Omobono, che più tardi furono anch'essi liutai. Gli strumenti che costruì in questo periodo sono chiaramente influenzati da Nicola Amati.
Sorprendentemente, di questo periodo rimangono solo una ventina di strumenti, quindi si ipotizza che parte del suo lavoro fino agli anni ottanta fosse alle dipendenze di altri liutai, ad esempio Amati e Francesco Ruggieri. La produzione a suo nome è di pregevole qualità e tra gli strumenti di questo periodo, un tipico esempio è il violino chiamato "Sellire".
Nel 1680 Stradivari acquistò una casa con annesso laboratorio in piazza San Domenico, oggi piazza Roma, nel quale lavorò fino alla morte.
Nel 1684 morì Nicola Amati e con lui spariva il personaggio più carismatico della produzione liutaria della città; il figlio Girolamo, nonostante avesse dato un importante contributo alla costruzione degli strumenti del padre negli ultimi vent'anni, non riuscì a mantenere l'elevatissima qualità del laboratorio.
Da questo momento le commesse più importanti passarono a Stradivari, nonostante lo sviluppo negli stessi anni della bottega di Andrea Guarneri e successivamente del figlio Giuseppe (a sua volta padre del più famoso Bartolomeo Giuseppe Antonio, detto "del Gesù").
Infatti, la sua produzione risulta aumentare considerevolmente, e comincia a scostarsi dal modello amatizzante con un irrobustimento generale dello strumento, soprattutto negli angoli. La vernice è ancora spesso quella color miele di Amati, arricchita talvolta da una tonalità tendente all'arancio, mentre il suono è generalmente più potente.
Dopo il 1690, emerge prepotentemente la sua originalità, agli spigoli duri del decennio precedente vengono ora accostati un filetto più largo, effe più accentuate, curvature più forti nella tavola armonica, maggiore intensità e profondità della vernice.
I violini si orientano verso maggiori dimensioni, avvicinandosi ai modelli bresciani, soprattutto Giovanni Paolo Maggini, e ne acquistano una maggiore pienezza e profondità di voce. Secondo Simone Fernando Sacconi, per la preparazione dei legni Stradivari usava un composto di silicato, potassio e calcio. Si ritiene che i suoi migliori strumenti furono costruiti tra il 1698 e il 1730, raggiungendo l'apice della manifattura nel quinquennio tra il 1725 - 1730.
Dopo il 1730, molti strumenti portano la firma sub disciplina Stradivarii, in quanto probabilmente erano costruiti dai figli sotto la supervisione del padre. Oltre ai violini, Stradivari creò anche arpe, chitarre, viole, violoncelli, bassetti, liuti, tiorbe, viole da gamba di varie taglie, mandole e mandolini, pochette di varie fogge, stimando oltre 1100 strumenti musicali in tutto, dei quali circa 500/600 sono ancora esistenti.
Antonio Stradivari continuò a lavorare fino agli ultimi giorni della sua vita e morì molto vecchio, il 18 dicembre 1737 a Cremona. Venne sepolto nella basilica di S. Domenico nella tomba di famiglia che era all'interno della cappella del rosario. Ma, nel 1868, la basilica è stata venduta dal comune a un privato per 42.000 lire ed è stata abbattuta dal nuovo proprietario per fare spazio a più moderne costruzioni. Insieme alla chiesa andarono distrutte anche le tombe che essa conteneva. Nell'area in cui sorgeva la basilica ci sono oggi i giardini pubblici di piazza Roma. Una lastra tombale è tutto ciò che resta a ricordo del passaggio terreno di Antonio Stradivari.

Gli strumenti
Molti studiosi avanzano teorie sulla presunta superiorità degli strumenti di Stradivari. Secondo alcuni il "segreto" risiederebbe nella densità del legno, secondo altri nel trattamento chimico del legno stesso, altri ancora sostengono una formula segreta della vernice. Un gruppo di ricercatori di Londra, dopo aver analizzato i frammenti di un violoncello realizzato dal maestro nel 1711, è giunto alla conclusione che il segreto della vernice debba essere fatto risalire alle ceneri vulcaniche della regione cremonese.
Secondo uno studioso del Texas, le vernici usate erano arricchite con cristalli minerali submicroscopici; ne sono stati individuati 22, ma ve ne sarebbero ancora altri. Secondo quanto finora scoperto, Stradivari, al fine di rinforzare la struttura del legno, usava una preparazione vitrea, un composto di potassa, silice e carbone. Dopo una lunga esposizione a questo composto, il legno diveniva quasi cristallizzato e ciò gli conferiva un eccellente resistenza al tempo. A questo punto la vernice non poteva essere applicata direttamente perché avrebbe reagito chimicamente col primo strato. Così Stradivari applicava un secondo strato: un isolante composto da albume, miele, zucchero e gomma arabica. Infine stendeva un sottile strato di vernice che non entrava in profondità nel legno del violino. Secondo questo studio, il trattamento del legno serviva anche alla sua conservazione contro parassiti e muffa; ma al contrario, un altro studio sostiene che proprio l'aggressione della muffa darebbe speciali qualità sonore al legno stradivariano, tanto che si è tenuto un blind test in cui si è messo a paragone un violino Stradivari ed uno moderno costruito con legno trattato con muffa e questo secondo strumento ne è risultato vincitore.
Per i suoi strumenti, Stradivari utilizzava l'acero dei Balcani nella realizzazione del fondo, delle fasce e del manico; l'abete rosso della val di Fiemme per la tavola. La leggenda racconta che egli facesse rotolare i tronchi e che ne ascoltasse il suono per scegliere i migliori. La straordinaria capacità del maestro di “ascoltare” il legno sarebbe però stata aiutata anche da un fattore esterno: la "piccola era glaciale", un periodo caratterizzato da un sensibile abbassamento della temperatura media e da un aumento delle precipitazioni, che interessò l'Europa continentale tra il XIV e la prima metà del XIX secolo. Secondo una teoria, le particolari condizioni climatiche portate dalla glaciazione avrebbero causato una diminuzione dell'attività foto-sintetica delle piante, riducendone la velocità di crescita e dando origine ad un legno più compatto ed elastico. Grazie a queste caratteristiche, Stradivari avrebbe avuto la possibilità di usare legni privi di imperfezioni. Tuttavia, questa teoria non è convincente in quanto anche gli altri liutai suoi contemporanei ne dovrebbero ugualmente aver beneficiato.

Le più grandi collezioni di strumenti Stradivari appartengono al Re di Spagna e sono in mostra nel museo degli strumenti musicali del Palazzo Reale di Madrid; esse comprendono due violini, due violoncelli ed una viola; nella U.S. Library of Congress statunitense, si trova una collezione di tre violini, una viola ed un violoncello. La Nippon Music Foundation, con sede in Tokyo, possiede una cospicua collezione di strumenti Stradivari. Essi vengono regolarmente concessi in uso gratuito a musicisti di livello internazionale, come per esempio nel caso del violino che porta il nome Joachim-Aranyi 1715, dato attualmente in uso alla giovane Sayaka Shoji: si tratta di uno dei cinque violini Stradivari che furono di Joseph Joachim (1831-1907) e uno dei diciotto strumenti di questo maestro posseduti oggi da questa fondazione.
Famose anche la collezione dello zar di Russia Alessandro II che comprende nove violini e la collezione del Museo Stradivari a Cremona.
La collezione Cherubini alla Galleria dell'Accademia di Firenze espone tre strumenti di Stradivari: la viola medicea e il violoncello, parte del quintetto costruito nel 1690 per il Gran Principe Ferdinando de' Medici e il violino del 1716.
Il Museo degli Strumenti Musicali dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia possiede il violino Toscano, anch'esso parte del quintetto mediceo.
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